23. Maggio 2026
A che età non sei più un debuttante?
Bella domanda. E un po’ crudele, pure.
Formalmente, smetti di essere debuttante il giorno dopo il debutto. Ma nella vita non funziona quasi mai così.
Ci sono ventenni che si comportano da veterani senza aver mai rischiato nulla, e sessantenni che sono ancora debuttanti perché hanno il coraggio di ricominciare, ogni volta da capo. Un disco nuovo, un libro, un palco diverso, una lingua nuova, un amore nuovo, un lavoro nuovo, una città nuova: ogni volta si torna principianti. E forse meno male.
Nel mestiere artistico, quello che in qualche modo mi riguarda, è quasi una condizione permanente: puoi avere una vita di canzoni sulle spalle e sentirti comunque al primo giorno davanti a qualcosa che conta davvero. Ogni progetto importante ti rimette in discussione. Ti fa fare quella domanda imbarazzante: “Ma io sono capace davvero?”
Forse si smette di essere debuttanti quando si smette di avere paura del giudizio. Oppure — peggio — quando si smette di avere curiosità. E lì il rischio non è più sembrare inesperti. È diventare ripetitivi.
Per come la vedo io, c’è una differenza tra essere debuttanti ed essere esordienti.
L’esordiente debutta una volta.
Il debuttante, quello vero, debutta ogni volta che prova a dire qualcosa di autentico.
A una certa età non smetti di essere debuttante.
Smetti solo di fingere che l’insicurezza sia una novità.
E sali sul palco lo stesso.
“Si smette di essere debuttanti il giorno in cui non si rischia più niente. E non è una buona notizia.”
