Ovvero l’arte dell’ostinazione.
Più caparbio o più ostinato? Caparbiamente ostinato? Ho cominciato a chiedermelo da quando ho visto la home del mio nuovo sito. Non avendo scritto io quella nota mi sono trovato a rifletterci su. Su cosa si basa la mia caparbietà? Da cosa è alimentata la mia ostinazione? Dall’incapacità di accettare una verità non gradita e cioè non avere quel talento personale che credo di avere? Caparbio ed ostinato.
Una vita passata nel silenzio di un carattere taciturno e solitario, che però non si negava alla condivisione collettiva e che ha sempre dimostrato un eloquio da far dubitare su quel taciturno. Un introverso che sa interpretare il suo aspetto estroverso, ma che spesso si richiude e fa un passo indietro. Per molti che mi conoscono sono un territorio inesplorato, un mondo celato dalla mia ritrosia ad espormi se non necessario. A sfuggire alle situazioni che possano rendermi ridicolo, non per il giudizio altrui, ma per il mio.
Ho deciso di avviare il mio nuovo percorso di crescita personale quasi un ventennio fa (la cosa mi rende perplesso, i ventenni sono un tempo che tende a non finire bene) esponendomi finalmente, rinunciando alle barriere protettive che ho eretto nel tempo. L’ho fatto sotto la spinta di emozioni forti, come la morte di mio padre e le manifestazioni di affetto prima e apprezzamento dopo per ciò che andavo a fare.
Il tacermi mi ha nascosto ciò che ero capace di fare, abbagliandomi fino a convincermi di una grandiosità interiore che risiede nel divino, ma questo non mi ha soddisfatto, non mi ha reso ciò che speravo. Tutto questo mi ha reso cieco nell’anima, sordo nei pensieri e insensibile alla mia stessa sofferenza emotiva.
Ho perso lungo il percorso la mia empatia, un tempo potente, la mia reattività e spavalderia, sostituendoli con una pallida riproduzione mentre imparavo a nascondermi e a velarmi. Da taciturno e solitario mi sono trasformato in reticente e solo. Una solitudine interiore che, ogni giorno, ha aperto ed allargato una voragine nella mia emotività, formando un buco nero, un warm capace di ingoiare i sentimenti. Privato di questa parte sensibile, mi sono sempre più adattato ad una routine non mia.
